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 STORIA MINIMA DELL’AGAPE MASSONICA - 1a Parte

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MessaggioTitolo: STORIA MINIMA DELL’AGAPE MASSONICA - 1a Parte   STORIA MINIMA DELL’AGAPE MASSONICA - 1a Parte Icon_minitimeLun Mag 28, 2007 7:11 pm

L’AGAPE E LA LATOMISTICA ANTICA
Di Vittorio Vanni


Fin dalla preistoria, il cibarsi assieme di una comunità rappresentava il massimo momento aggregativo, che in seguito assunse caratteri di sacralità e religiosità. Il pasto sacro rappresenta, in ogni tempo ed in ogni luogo, non soltanto il comune sentire nell’assunzione degli alimenti, ma anche l’unione con la divinità, considerata come la fonte d’ogni sazietà e felicità. L’Agapé delle tribù primitive diviene, con varie modalità, quella delle varie strutture particolari, civile o religiose, che componevano una più vasta comunità. Come in ogni altra forma associativa dell’antichità, nella latomistica antica vi erano tre particolari momenti sociali:

1.Il pasto in comune. All’origine non vi era l’attuale dicotomia fra struttura civile o struttura religiosa. Ogni atto, anche il più pragmatistico era nel frattempo un atto sacro, un’evocazione o rievocazione di un’influenza spirituale.
2.L’adozione dei figli dei membri della comunità rimasti orfanii
3.La celebrazione dei riti funebri dei membri.

Le prime tracce d’associazioni di costruttori aventi le caratteristiche massoniche sintetizzate da Paul Naudon sono riscontrabili nella romanità antica. Plutarco iiafferma che Numa Pompilio, per primo, fondò nove collegi d’artigiani, organizzati secondo schemi sia giuridico-amministrativi sia etico-religiosi. Fra questi vi era il Collegio dei Tignarii (carpentieri e costruttori). È da notarsi che nelle più antiche organizzazioni muratorie il Maestro d'ascia prevaleva su quello della pietra, in quanto le abitazioni erano per lo più di legno. Sotto Servio Tullio (578-534 a.c.) i Collegi artigiani erano un'istituzione definitiva e ben incorporata nel tessuto sociale romano.
La costituzione tulliana, che restò in vigore fino al 241 a.c., era caratterizzata dalla divisione in centurie. Cicerone e Tito Livio affermano che i Tignarii formavano la prima classe dei cittadini, con ben 98 centurie che avevano la maggioranza nei comizi. La legge Julia (67-64 a.c.) abolì quasi tutti i Collegi ed altre associazioni (sodalitia) fondati su comunità d'interessi, per motivi d’abusi ed ingerenze nella vita pubblica, quali la corruzione di pubblici funzionari e la compra vendita nei voti dei comizi (nihil novi sub sole!)
Furono tuttavia tollerate nuove comunità artigiane, sottoposte a controllo amministrativo e rigorosa sorveglianza dello stato.
Per quanto l'esistenza stessa dei Collegi fosse posta sotto l'autorizzazione statale, questi potevano avere comunque una certa autonomia giuridica ed amministrativa, quando questa non fosse contraria alle leggi od all'utilità dello stato. Il piedilista (album) dei membri (collegati) doveva essere pubblico. I magistrati delle Corporazioni (duumvir, quinquennalis, magister) erano eletti dai loro pari, membri della comunità. Il luogo di riunione era chiamato schola o maceria ed era generalmente un portico a quattro facce (tetrastilium) o loggiato, dove era appeso il Regolamento del Collegio.
La schola, che conteneva altari ed immagini dei patroni della Corporazione, era quindi, nel frattempo, luogo di riunione, tempio e ricettacolo dei Mani e dei Lari della collettività, dove cerimonie e sacrifici si alternavano alle decisioni d’interesse generale.
Il culto rituale assumeva così carattere specifico del Collegio; particolare importanza aveva la cena annuale o agape che era presieduta da un Magister cenae. La dedicatio di una corporazione ad un particolare dio o ad un gruppo di dei seguiva le stesse regole del più tardo patronato dei santi cattolici, cioè l'affinità reale o simbolica fra specifica divinità e la professione, affermando così la sacralità del lavoro dei membri, sia inteso come partecipazione all'opera divina, che nel rapporto di fraternità sociale fra questi. A Chirchester, in Inghilterra, fu scoperta nel 1725 un’iscrizione dedicatoria di un Tempio a Minerva edificato dai Collegia ed a Nettuno, dio del mare.
In altre iscrizioni lapidarie si trovano citati come patroni delle corporazioni edili Ercole, Minerva, Nettuno, Venere, Vulcano etc. Ercole, in particolare, era il classico patrono dei costruttori, assieme a Nettuno, patrono naturale di chi costruisce non solo abitazioni ma anche navi. L'assunzione d’Ercole come patrono dei costruttori può sembrare immotivata, ma è invece illuminante per la presenza di un preciso simbolismo. Nel mito greco-romano Eracle-Ercole è il prototipo del ricercatore del sacro, l'iniziato.
Condotto da Eumolpo ai Misteri Eleusini, supera tutte le prove e fatiche, fino a che Ebe gli dona il nettare e l'ambrosia dell'immortalità ed è ricevuto nell'Olimpo. Nelle sue dodici fatiche può rintracciare il simbolismo d’altrettante iniziazioni artigianali. In queste fatiche, quella rapportabile all'iniziazione latomistica consiste nell'erezione delle Colonne che proprio da Ercole prendono nome, ai limiti del mondo conosciuto.
Non si può certamente escludere che le pratiche cultuali e rituali pagane dei Collegia siano poi confluite, cambiando soltanto nome, in quelle delle Confraternite cristiane di mestiere, considerando poi che nella liturgia e nel simbolismo della Chiesa Cattolica vi è ben poco d’originale, e tutto questo patrimonio proviene direttamente dalla misteriosofia degli antichi, come attestano gli stessi autori ecclesiastici.iii
Non si può quindi considerare come un'invenzione del rito francese la presenza nel Tempio delle immagini di Minerva, Ercole e Venere, ma una diretta derivazione dall'antico simbolismo mediterraneo. Non è d'altronde invenzione inglese la ritualità dell'Agape, né tantomeno sono esclusivamente quelle di Salomone le Colonne del Tempio Massonico, confine fra mondo profano e mondo iniziatico, limiti eterni fra finito ed infinito. Ogni gruppo organizzato nasce dall'esigenza d’intermediazione fra individuo e società ed ha quindi necessità d’elementi diversificanti dalla generalità, come pure d’elementi riconoscitivi fra i propri membri. Nasce così la simbologia particolare di un gruppo, che lo diversifica e lo caratterizza all'esterno, i segni e le parole riservate che gli permettono di riconoscersi all'interno. La latomistica romana ci ha lasciato i suoi simboli a Pompei, collegati fra l'altro a pratiche misteriche, così incredibilmente simili ai nostri, nell'intrecciarsi degli strumenti dell'Arte, nel teschio simbolo di morte iniziatica, nella farfalla-anima-psiché promessa di certa resurrezione.
La solidarietà ed il mutuo soccorso fra i membri del sodalizio, è attestata dalla qualifica di fratelli (fratibus suis ...) 3che le antiche iscrizioni ripetono e che era una fraseologia usata solo dalle corporazioni artigiane e dalle confraternite religiose (Frates Arvales, ecc.).
Anche la solidarietà beneficente è già attestata in quest’ambito. Il carattere internazionale dei Collegi, organizzati anche in centurie militari che seguivano le legioni, diffuse le tecniche costruttive romane in tutto il mondo conosciuto. Le innumerevoli iscrizioni collegiali trovate in tutta l'area occidentale, africana ed asiatica dell'espansione romana, c’indicano l'universalità della latomistica romana che assume così il suo volto d’effettiva origine storica d’ogni operatività e speculatività di tipo massonico.
Le invasioni barbariche non interruppero le attività collegiali dei costruttori, ne lesero i fondamentali diritti acquisiti: ad esempio con l'Editto di Rotari, del 643 d.C., i massoni conservarono la libertà. Gli art.143 e 144 di quell'Editto concedevano il diritto degli uomini liberi ai Maestri Massoni, detti Maestri Comacini dal loro luogo d’origine, i cui simboli fondamentali erano, come oggi, la squadra e compasso.
Inoltre un loro particolare ornamento architettonico, detto il "nodo comacino" ricorda la "nappa dentellata" del Tempio massonico. Nelle regioni italiane in cui la legge romana era ancora in vigore, si ritrovavano, in ogni susseguente epoca, le tracce delle scholae in cui le antiche costituzioni e finalità non avevano subito modifiche, se non formali. Gli antichi dei demonizzati dal cristianesimo, erano stati sostituiti da S.Andrea e S.Giovanni; i Lari ed i Penati dai Quattro Santi Coronati.

Rituale d’Agape miriamico-massonica
(in origine tenuta unicamente al Solstizio d’Estate)

Nel 1975 la RL “Monte Sion” all’Odi Roma, attraverso il Fratello Aleandro Tommasi, poi successore di Lehaiah (Coraggia) come Delegato Generale della Fr+Ter+Mag+di Miryam, era in contatto con la RL “Figli di Horus” all’O di Perugia, di cui era Maestro Venerabile Francesco Brunelli, - notevole personaggio del mondo esoterico - che, sempre a scopi sperimentali, usò il Rituale d’agape Miriamica, tenuta all’ingresso del Sole in Leone, [22/23 Luglio] in ambito massonico.
Successivamente, il F Renzo Baccioni, a suo tempo Gran Cerimoniere del Grande Oriente d’Italia, diffuse all’O di Firenze un'ulteriore adattamento massonico (che chiameremo versione B) dell’Agape cerimoniale Miriamica, (che chiameremo versione A) cui era premessa la tradizionale apertura dei lavori massonici, e terminava con l’altrettanto tradizionale chiusura.
Quest’operazione sperimentale ebbe una notevole fortuna. Attualmente la maggior parte delle Logge del Grande Oriente d’Italia usa la versione B come agape rituale massonica, degenerando così la sua tradizione stessa, così come quella Miriamica.
Curiosamente, nell’ambito massonico, non è conosciuta la provenienza Miriamica dell’Agape, erroneamente creduta come tradizionale della Massoneria.
Nonostante che a suo tempo un componente della Commissione Rituale del Grande Oriente d’Italia abbia depositato una memoria che esplicava la natura e le radici dell’Agape con le sue finalizzazioni e significazioni ermetiche, in genere sconosciute, le Logge della Comunione Italiana del Grande Oriente d’Italia – pur senza adozione ufficiale - sono orientate a adottarla come Agape Massonica
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